lunedì 12 marzo 2012

"Io che amo solo te"

"C'è gente che ha avuto mille cose/Tutto il bene, tutto il male del mondo/ Io ho avuto solo te/E non ti perderò/Non ti lascerò/Per cercare nuove avventure.."

Esattamente cinquantanni fa, Sergio Endrigo scriveva una delle più belle e delicate canzoni della storia della musica italiana, "Io che amo solo te". Ho avuto il privilegio di conoscerlo e di essere il suo ufficio stampa nel 2003. Un cavaliere d'altri tempi, una persona educata, signorile, sensibile, un raffinatissimo cantautore, un vero gentleman della composizione. Due occhi che brillavano di fragilità ed emozione. Gli piaceva parecchio, con sorpresa di molti, raccontare le barzellette: "Signorina, la conosce quella barzelletta che fa...?" Pensavo poi che nello stesso periodo, mi capitò anche di seguire la promozione del bellissimo album "Il manuale del piccolo esploratore", di Bruno Lauzi. Così ho conosciuto inaspettatamente anche lui. Sulla copia del mio cd, c'è la sua dedica: " A Santa Valentina, Buon Natale!". Per dirmi con affetto, che avevo in generale dimostrato una notevole pazienza nel  corso del lavoro. Un uomo piccolo di statura, con tanti ricci bianco nuvola, grande personalità e profondità. Ti scrutava e studiava in pochi  minuti, dal suono della voce e dalle movenze, ma non ti giudicava. Timbro inimitabile e fiero, quello che doveva dire diceva, senza mezzi termini. Faceva gli scherzi appena poteva. Negli ultimi anni di vita, ha giocato con la sua malattia, con ironia e coraggio, dicendomi che il parkinson gli dava un vibrato sugli acuti, che non aveva mai avuto prima. Due grandi Signori della musica d'autore, molto diversi tra loro, eppure accomunati da una delicata malinconia che si vedeva e si sentiva. La stessa che probabilmente gli ha fatto comporre pure perle musicali, profonde e inimitabili, che rimarranno per sempre. Raramente vengono ricordati in tv, nelle radio, in quei palinsesti programmati per la "massa". E forse è una fortuna che sia così.



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